Festival
10 - 11 - 12 Agosto 2018
dell'Aspide
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tematica

FESTIVAL dell'ASPIDE 2018
(R)esistenze.

Quando riflettiamo sul concetto di (r)esistenza, pensiamo immediatamente a minoranze, gruppi discriminati e marginali della società contemporanea che, dopo tutto, decidono di far valere i propri diritti, di far sentire la propria voce, di (r)esistere.
Così facendo, però, scacciamo via pure il pensiero che, forse, quella stessa (r)esistenza è insita in ognuno di noi, è parte del nostro essere e del nostro (r)esistere in un mondo che non ci appartiene e a cui noi non apparteniamo più di quanto un frutto non appartenga al suo albero, un figlio al suo genitore o una goccia al suo mare.
Ma siamo davvero sicuri che sia proprio così? Che cosa significa (r)esistere al giorno d’oggi? E se, invece, fosse molto più di tutto ciò?
Un grande intellettuale come George Steiner avrebbe risposto che “il linguaggio è lo strumento principale per rigettare l’idea di un mondo che sia semplicemente ciò che è […], che nostra è l’abilità, il bisogno di smentire o di contraddire il mondo, di immaginarlo e di farlo parlare in un altro modo”.
Senza contare, poi, che espressioni come “al-ayāt muqāwamah”, “berxwedan jiyane” o “existence is resistance” che in fin dei conti vogliono dire tutte quante la stessa cosa, sembrano attraversare il nostro pianeta da nord a sud, da est ad ovest e pure oltre.
Insomma, e se tutti noi fossimo, in realtà, minoranza di qualcun altro? Individui combattenti e (r)esistenti in grado di poter immaginare e far parlare il mondo in modo diverso? E se (r)esistenza non fosse solo quella dei migranti che oggi (r)esistono alle strumentalizzazioni del nostro ceto politico o quella delle donne che in molte parti del mondo lottano ancora per la parità di genere? E se (r)esistenza fosse anche quella dei contadini che (r)esistono alla globalizzazione dei fast food, del cibo di merda, alla globalizzazione dei grandi brand internazionali? Oppure, la determinazione di chi, nonostante la fame, le malattie e la povertà, sceglie di (r)esistere, sottraendosi al gioco del dominante e del dominato in ognuna delle sue rappresentazioni? Ma, cosa più importante, cosa accadrebbe, invece, se tutti noi provassimo anche soltanto per qualche ora o per alcuni giorni ad interrogarci francamente e, perché no, pure in maniera un po' goliardica, sul concetto di (r)esistenza e su quali sono le forme che quest’ultima può assumere nella nostra epoca?

Buon Festival dell’Aspide a tutti.
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